POMARICO, (carta geografica) (PROVINCIA DI MATERA) Basilicata
Pomarico (MT) (informazioni su Pomarico)
LA GIUSTIZIA ?
COSA È SUCCESSO FINORA:
IL GIUDICE DI PACE SI GUARDA IL PAVIMENTO E NON DECIDE
IL GIP di MATERA CHE DEVE DECIDERE SULLA PROSECUZIONE DELLE INDAGINI DA PARTE DEL PM DECIDE:
QUINDI:
RUBARE in "FUNZIONE PUBBLICA" METTERE IN PERICOLO I PROPRIETARI DEI TERRENI E LA POPOLAZIONE di POMARICO È TUTTO NORMALE DA QUESTE PARTI.
APPARENTEMENTE IL GIUDICE MATERANO SI VERGOGNA PER QUESTA "DECISIONE" DI ARCHIVIAZIONE. Il NOME DEL GIUDICE NON FIGURA INFATTI DA NESSUNA PARTE.SUL "DECRETO" DI ARCHIVIAZIONE. QUINDI IN QUESTE ZONE VI ASPETTANO ANCHE DECRETI EMESSI DA GIUDICI SENZA NOME E COGNOME E VI TOCCHERÀ SUBIRLI E SOPPORTARLI, PERCHÈ COSÌ "FUNZIONA" OGGI l' ITALIA..
SI CHIAMA: ROSSELLA OPPURE ROSA BIA, GIUDICE DI MATERA
Leggete:
Ripetiamo di seguito il testo in alto:
Si legge:
N.534/02 R.G.N.R.
N.272/05 R.G. GIP
TRIBUNALE DI MATERA
UFFICIO DEL GIUDICE PER LE INDAGINI PRELIMINARI
DECRETO DI ARCHIVIAZIONE
Il Giudice designato, (Nota: Senza nome e cognome !) letti gli atti del presente procedimento penale nei confronti di persone da individuare in relazione al reato di cui all'art. 323 e.p.,
- esaminata la richiesta di archiviazione formulata dal P.M.,
- vista l'opposizione alla richiesta di archiviazione presentata dal denunciante
-ritenuto che le motivazioni contenute nella predetta opposizione non siano valide e che al contrario le argomentazioni poste dal P.M. a sostegno della richiesta di archiviazione siano condivisibili e debbano intendersi quì integralmente trascritte;
-rilevato, in altri termini, quanto segue:
Il sig. Paolo URICCHIO lamenta un accanimento da parte degli amministratori e funzionari del Comune di Pomarico e della Provincia di Matera, i quali averebbero posto in essere una serie di comportamenti discriminatori nei confronti suoi e della sua famiglia, con soprusi, malversazioni, prevaricazioni e abusi. Si duole, in particolare, della usurpazione di suolo privato nella sistemazione della strada provinciale 176 che collega il centro alla periferia del Comune di Pomarico.
Sennonchè, gli elementi addotti, al di là di mere congetture sull'esistenza di un complotto ai danni della famiglia URICCHIO-DI FESCA da parte dei funzionari e dei politici degli enti locali individuati, non offrono spunti seri per condurre una proficua indagine atta a provare la sussistenza degli estremi di cui all'art. 323 c.p. L'ordinamento italiano consente alla pubblica amministrazione di divenire proprietaria di un terreno privato, sul quale sia stata realizzata alla stregua di atti amministrativi un'opera pubblica, sulla base del principio, di creazione giurisprudenziale ma definitivamente riconosciuto in via legislativa, dell' "accessione invertita". E, nell'ipotesi, come sembrerebbe paventare l'opponente, di "occupazione usurpativa" (non sorretta cioè da alcun atto amministrativo) occorrerebbe provare la sussistenza del dolo tipico del reato di abuso di ufficio. Insomma, posto che non ogni atto amministrativo illegittimo integra gli estremi di un reato, gli elementi offerti non consentono di sostenere efficacemente l'accusa in giudizio nè sono suscettibili di positivi sviluppi, di talchè difficilmente la vicenda potrebbe passare indenne al vaglio del dibattimento.
P.Q.M
dispone l'archiviazione del presente procedimento e la conseguente restituzione degli atti al P.M.
Matera, 22/03/2006 Firma: Il G.I.P. (nota: Firma con uno scarabocchio !)
Timbro: Tribunale di Matera
Depositato in Cancelleria oggi da - 22.03.06
Matera li, il CANCELL... Filomena Maria ...Linz..?
NOTA: Se acquistate proprietà in queste zone, a POMARICO (MT), il COMUNE (In realtà solo ladri e mafiosi in funzione pubblica ! Aiutati e supportati dai loro amici - Giudici, Magistrati, Amministratori !) PUÒ derubarvi comodamente del bene acquistato, perchè il GIUDICE "DESIGNATO" non vede alcun SPUNTO per fare proseguire le "INDAGINI" da parte del P.M. e ... nonostante il pericolo creato in casa URICCHIO, non vede.... la ".. sussistenza del DOLO TIPICO" Insomma tutti gli elementi e le prove fornite dal Sig. Paolo URICCHIO, per questo GIUDICE DI MATERA "...non offrono spunti e non consentono di sostenere efficacemente l'accusa".
CORDIALI SALUTI dalla MALAGIUSTIZIA ITALIANA e dall' EPICENTRO della REPUBBLICA DELLE BANANE !
Percio,
NON DIMENTICATE ! Questo sito serve solo come avvertimento ! Non tornate più in queste zone ! Per derubarvi faranno del tutto (scriveranno il falso, collaboreranno, vi metteranno in pericolo, vi deruberanno, vi tradiranno (sindaci, magistrati, Giudici, tutti !). Queste , ancora oggi, sono zone pericolosissime ! Se poi volete anche voi subire le stesse cose e costruire un sito web per spiegarle, certamente nessuno potrà impedirvelo !
QUESTA PAGINA È IN ALLESTIMENTO !!
Tutta la storia di questa tragedia dovuto alla decisione degli URICCHIO di acquistare proprietà a POMARICO (MATERA), Meridione d'ITALIA, per tornare nel paese NATIVO sul sito
NOTIZIA ANSA
del
2007-02-26 14:17
INCHIESTE SU MAGISTRATI LUCANI, 13 INDAGATI
CATANZARO - Potrebbero avere rapidi sviluppi le quattro inchieste
condotte dalla Procura della Repubblica di Catanzaro sulla magistratura lucana,
in cui sono indagate, complessivamente, 13 persone, tutte della Basilicata. I
magistrati coinvolti nelle inchieste - secondo quanto scrive il Corriere della
Sera - sono cinque: il
nome di Rosa Bia, infatti, si aggiunge a quelli dei procuratori della Repubblica di
Potenza e Matera, Giuseppe Galante e Giuseppe Chieco; del presidente del
Tribunale di Matera, Iside Granese, e del sostituto procuratore della Repubblica
di Potenza, Felicia Genovese. Nei confronti del giudice Bia s'ipotizzerebbe il
reato di abuso d'ufficio.
Le quattro inchieste, condotte dal sostituto procuratore di Catanzaro Luigi de
Magistris, fanno riferimento ad una serie di presunti illeciti che sarebbero
stati commessi per realizzare specifici interessi nei settori bancari, turistici
e sanitari. I reati ipotizzati sono, a vario titolo, abuso d'ufficio, corruzione
in atti giudiziari, appropriazione indebita e truffa. Una parte dell'inchiesta -
secondo quanto si è appreso - riguarda presunti rapporti tra esponenti della
magistratura, della politica e della sanità, ed in particolare dell'Azienda
ospedaliera S. Carlo di Potenza, il cui direttore generale è Michele Cannizzaro,
marito del pm Felicia Genovese; ed, inoltre, presunti rapporti di alcuni dei
magistrati indagati con la Banca popolare del Materano, con avvocati e politici.
Uno dei filoni d'inchiesta è rappresentato dai presunti interessi del
procuratore Chieco nella realizzazione del villaggio turistico Marinagri di
Policoro (Matera), che ha un valore stimato di circa quattrocento miliardi di
vecchie lire. Chieco si sarebbe reso responsabile - secondo l' ipotesi
investigativa - di una serie di omissioni nell'inchiesta che era stata avviata
dalla stessa Procura della Repubblica di Matera sui presunti illeciti nella
costruzione della struttura. Nell'inchiesta che riguarda il Marinagri sono
indagati anche un ex colonnello dei carabinieri, Pietro Gentili, oggi in congedo
dall'Arma e responsabile della sicurezza della società che sta realizzando il
villaggio, ed il rappresentante legale della stessa società, Vincenzo Vitali.
INDAGATO ANCHE UN SENATORE
C'é anche il senatore di Alleanza nazionale Emilio Nicola Buccico tra gli
indagati. Nei suoi riguardi sono ipotizzati i reati di abuso d'ufficio e
favoreggiamento personale. Reati che sarebbero stati commessi all'epoca in cui
l' uomo politico non era senatore ma faceva parte del Consiglio superiore della
magistratura. In tale veste avrebbe garantito coperture al presidente del
Tribunale di Matera, Iside Granese, indagata in un altro filone dell'inchiesta
in relazione alla concessione in suo favore di un mutuo da parte della Banca
popolare del materano. Mutuo che sarebbe stato concesso con un trattamento di
favore. Le inchieste sono condotte da alcuni mesi dalla Procura della Repubblica
di Catanzaro, competente ad istruire i procedimenti penali in cui sono indagati
magistrati in servizio nel Distretto giudiziario della Basilicata.
INTRECCI CON INDAGINI SU REGIONE
In altre indagini connesse a quelle sui magistrati del Distretto della
Basilicata sono indagati dalla Procura della Repubblica di Potenza l'ex e
l'attuale presidente della Regione Basilicata, Filippo Bubbico (Ds) e Vito De
Filippo (Dl) dei quali nel giugno scorso la procura potentina ha chiesto il
rinvio a giudizio. Il processo é in corso davanti al tribunale di Potenza. Le
indagini sono state avviate dopo che il gip del Tribunale di Potenza ha disposto,
per la parte che riguardava i magistrati, la trasmissione alla Procura della
Repubblica del capoluogo calabrese degli atti riguardanti la decisione del
sostituto procuratore della Repubblica di Potenza, Felicia Genovese, di chiedere
l'archiviazione di un procedimento nei confronti dell'ex presidente della
Regione Basilicata, Filippo Bubbico, omettendo di astenersi a causa degli
interessi nella vicenda del marito, Michele Cannizzaro. In tal modo, secondo
quanto viene ipotizzato dalla Procura di Catanzaro, Felicia Genovese avrebbe
favorito il marito, nominato in concomitanza con le indagini direttore generale
dell'ospedale San Carlo di Potenza, ed un danno alla persona offesa, Giuseppe
Panio. La richiesta di archiviazione sarebbe stata fatta da Felicia Genovese
poco prima della nomina del marito a direttore generale dell'Azienda ospedaliera
San Carlo di Potenza, nomina decisa dalla stessa Giunta sulla quale il
magistrato stava indagando. Il bando per la nomina del direttore generale
dell'ospedale di Potenza è stato pubblicato il 18 giugno del 2004; il 29 giugno
successivo Felicia Genovese ha chiesto l'archiviazione del procedimento penale
ed il 22 luglio successivo Cannizzaro ha presentato domanda per il posto di
direttore generale. Cannizzaro, al fine di rimuovere l'incompatibilità con la
carica di direttore generale cui aspirava, si è anche sospeso dalla direzione
dell'ambulatorio di fisiokinesiterapia 'Camillo Genovese'. Il 23 luglio del 2004
Felicia Genovese ha chiesto di astenersi da tutti i fascicoli in cui era
coinvolta la Giunta regionale della Basilicata per ragioni di incompatibilità.
La nomina di Cannizzaro a direttore generale dell'Azienza ospedaliera San Carlo
di Potenza è stata decisa il 31 luglio del 2004.
SENATORE, NON SO NULLA
"Non so nulla": così il senatore di Alleanza nazionale, Emilio Nicola
Buccico, avvicinato a Matera, ha commentato la notizia del suo presunto
coinvolgimento nell' inchiesta. Il nome di Buccico come possibile indagato
emerge dal fatto che il senatore del centrodestra è stato componente del
Consiglio Superiore della Magistratura e, dal 1997, presidente per diversi anni
del Consiglio nazionale forense. Nelle settimane scorse, Buccico è stato
designato dalla Casa delle libertà a candidato sindaco di Matera, nelle
elezioni in programma nella prossima primavera.
GALANTE, ASSOLUTAMENTE ESTRANEO
"Affermo la mia più assoluta estraneità ai fatti riferiti ai tre temi di
indagine" che fanno parte dell'inchiesta della Procura della Repubblica di
Catanzaro sui magistrati lucani: lo ha detto all'ANSA il Procuratore della
Repubblica di Potenza, Giuseppe Galante. "Come persona, e come procuratore
della Repubblica di Potenza - ha aggiunto Galante - sono assolutamente estraneo
a qualsiasi trama occulta, o a qualsiasi gioco di potere, che abbia interessato
la sanità in Basilicata, o la Banca popolare del materano, o i megavillaggi
turistici, in particolare la società 'Marinagri' con sede in Policoro (Matera)".
Galante, inoltre, ha annunciato di voler "tutelare il mio nome e la mia
funzione nei confronti di chiunque continui a perseguire i segni di
delegittimazione in mio danno".
OPPURE anche questo, del 26.02.2007, apparso su
"CORRIERE della SERA"
Affari segreti, maxi inchiesta in Basilicata,
Giudici, politici, funzionari pubblici sotto accusa. «Corruzione su sanità, turismo, finanza»
CATANZARO — I danni si stanno quantificando in Calabria, ma l'epicentro di questo terremoto è in Basilicata. Ed è il sisma più grave dell'ultimo quarto di secolo, dopo quello del 1980, perché è il più terribile esempio della rottura del «patto» tra cittadini e istituzioni, tra governati e governanti, senza il quale non si va da nessuna parte. Il mito della Lucania Felix, semai avesse un fondamento, è finito. Non regge più. Nemmeno come espediente mediatico. Lo dicono i fatti sui quali sta indagando la procura di Catanzaro, che ha messo sotto inchiesta i vertici della magistratura lucana, alti gradi delle forze dell'ordine, politici e funzionari pubblici, tutti indagati per gravissimi reati: truffa e corruzione, anche in atti giudiziari, falso e abuso d'ufficio, anche a fini patrimoniali, appropriazione indebita. Accuse che suonano ancor più pesanti e incredibili perché rivolte, a vario titolo, a Giuseppe Galante, procuratore della Direzione distrettuale antimafia di Potenza e al suo vicario, Felicia Genovese. A Giuseppe Chieco, procuratore capo di Matera, a Iside Granese e Rosa Bia, presidente e giudice del tribunale di Matera, e all'ex colonnello dei carabinieri Pietro Gentili, in qualità di capo della sezione di polizia giudiziaria della procura di Potenza. E poi all'ex presidente della giunta regionale lucana, oggi sottosegretario allo Sviluppo economico, Filippo Bubbico (Ds), e all'ex assessore regionale alla Sanità, oggi presidente della giunta, Vito De Filippo (Margherita). Insieme con loro, una sfilza di funzionari pubblici, dagli uffici comunali e provinciali a quelli ministeriali. L'inchiesta, condotta da Guardia di Finanza, Polizia e Carabinieri, è coordinata dal pm Luigi De Magistris, che da un po' di tempo, va detto subito e magari a futura memoria, ha il «privilegio» dell'attenzione di decine di parlamentari, impegnati in continue interrogazioni su di lui, nonostante, o forse proprio perché, le sue inchieste non abbiano finora trascurato né la destra, né la sinistra
I principali temi d'indagine sono tre e riguardano le Asl lucane, la Banca popolare del Materano (del gruppo Banca popolare dell'Emilia Romagna) e i megavillaggi turistici, in particolare «Marinagri», che stanno sorgendo sulla costa jonica lucana con il contributo di fondi pubblici, erogati dal Cipe (Comitato interministeriale programmazione economica), per centinaia di milioni di euro. Il filone-sanità viene aperto in seguito alla denuncia dell'ex direttore dell'Asl di Venosa, Giuseppe Panio, che accusa Bubbico e De Filippo di averlo ingiustamente «licenziato» per far posto a Giancarlo Vainieri, considerato vicino a Bubbico e ai Ds. Il pm è Felicia Genovese, che per due volte chiede l'archiviazione, non accolta dal gip di Potenza, Iannuzzi. Poiché però Genovese è anche la moglie di Michele Cannizzaro, che verrà nominato direttore dell'ospedale San Carlo di Potenza dagli stessi politici per i quali il pm Genovese aveva chiesto l'archiviazione, si fa strada il dubbio che la vicenda non sia solo il frutto di una sequela di coincidenze. E infatti secondo gli investigatori di Catanzaro la faccenda non è da archiviare, ma, al contrario, merita. La Banca del Materano, invece, inguaia il presidente del tribunale di Matera, Iside Granese. Secondo l'accusa, l'istituto di credito è governato da «un comitato d'affari occulto e parallelo, che gestisce in maniera clientelare il credito a discapito dell'azionariato e dei risparmiatori e assicura ai clienti più privilegiati guadagni eccezionali e perdite rimborsate». Un esempio «forte» è proprio quello del giudice Granese, che ottiene un mutuo di 620 mila euro per vent'anni al tasso fisso del 3 per cento con una garanzia di 1.240.000 euro su un immobile che ne vale appena 150 mila (tra l'altro acquistato due mesi prima di stipulare il mutuo) e una linea di credito che raggiunge i 430 mila euro con la sola garanzia della propria firma.
E tuttavia Granese tratta cause che coinvolgono la banca e il suo ex presidente Attilio Caruso. E in una di queste pronuncia il fallimento, per un credito di circa 50 mila euro, della società Anthill, di Nicola Piccenna, che poi è diventato il suo «grande accusatore». Mentre l'altro giudice, Rosa Bia, benché cognata del direttore della società di riscossione tributi «Ritrimat», controllata dalla Banca del Materano, tratta cause in cui è parte la stessa Ritrimat. Le denunce per queste vicende sarebbero state sistematicamente archiviate dal procuratore Chieco, che avrebbe agito alla stessa maniera anche per le denunce contro l'ex colonnello Gentili e il procuratore Galante, relative a Marinagri. E questo perché Chieco, oltre a essere interessato a una villetta di Marinagri, temeva che i colleghi di Potenza potessero «ricordarsi» di avere tra le mani una ventina di procedimenti a suo carico, risalenti a quando era pm a Bari.
Carlo Vulpio,26 febbraio 2007
LA GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO
DALLA BASILICATA, del 26.02.2007
Cinque i giudici indagati. La difesa: «accuse infondate»
MATERA - C'è anche Rosa Bia, giudice
del Tribunale di Matera, tra i magistrati indagati nell’ambito
delle inchieste condotte dalla Procura della Repubblica di Catanzaro sui
presunti rapporti illeciti tra ambienti giudiziari ed esponenti politici lucani.
Sono cinque, dunque, i magistrati coinvolti nelle indagini. Il nome di Rosa Bia,
infatti, si aggiunge a quelli dei procuratori della Repubblica di Potenza e
Matera, Giuseppe Galante e Giuseppe Chieco; del presidente del Tribunale di
Matera, Iside Granese, e del sostituto procuratore della Repubblica di Potenza,
Felicia Genovese.
Nei confronti del giudice Bia s'ipotizzerebbe il reato di abuso d’ufficio.
GRANESE: ACCUSE INFONDATE
«Si tratta di accuse infondate»: è il commento della Presidente del Tribunale
di Matera, Iside Granese, alle notizie sull'inchiesta della Procura della
Repubblica di Catanzaro su alcuni magistrati e uomini politici lucani. «Sono
accuse infondate – ha spiegato Granese – poiché è vero che ho contratto un
mutuo, ma ipotecario, a un tasso agevolato, con la Banca popolare del Materano,
per l’acquisto e la ristrutturazione di un immobile in Matera che adesso ha un
valore superiore. Quanto alle inchieste che riguardano l'istituto di credito mi
sono astenuta dal conoscere le controversie riguardanti la stessa Banca,
rimettendo in passato gli atti al Presidente della Corte di Appello di Potenza.
Quest’ultimo, con un provvedimento del febbraio 2006, mi ha autorizzato a
occuparmene, deducendo che fra me e la banca non vi è un credito litigioso e
che, comunque, lo stipendio di un magistrato garantisce a tutti gli effetti il
pagamento delle rate».
Quanto alla vicenda legata al Consorzio Anthill, la Presidente del Tribunale di
Matera ha detto di aver querelato l'allora amministratore della società,
astenendosi dal conoscere ogni controversia in cui lo stesso è implicato.
L'IPOTESI: CASO INSABBIATO
Giuseppe Chieco, avrebbe insabbiato l’inchiesta avviata dal suo ufficio sui
presunti illeciti nella realizzazione del villaggio turistico Marinagri di
Policoro, omettendo di effettuare la necessaria attività investigativa. E’
l'accusa che la Procura della Repubblica di Catanzaro contesta al procuratore
della Repubblica di Matera.
Il mancato completamento dell’inchiesta aveva consentito ai titolari
dell’investimento di ottenere un finanziamento da parte del Cipe di quasi 26
milioni di euro, che in un primo tempo era stato bloccato.
Nei confronti di Chieco vengono ipotizzati i reati di concorso in abuso
d’ufficio e truffa ai danni dello Stato. L'inchiesta trae origine dalla
presunta irregolarità nella realizzazione del villaggio per il fatto che una
parte dell’area interessata dalla costruzione della struttura sarebbe stata di
proprietà demaniale. Fatto, quest’ultimo, che non avrebbe impedito il
rilascio delle concessioni edificatorie per la realizzazione del villaggio
grazie alla collusione di funzionari del Comune e dell’Ufficio del demanio di
Matera.
Gli illeciti nell’iter per la realizzazione del villaggio furono oggetto di
un’informativa da parte della Guardia di finanza al procuratore Chieco, il
quale, però, non avrebbe effettuato l’attività investigativa necessaria per
l'accertamento della prova. Lo stesso Chieco, inoltre, successivamente ha
chiesto l’archiviazione del procedimento.
Secondo l’ipotesi accusatoria formulata dalla Procura di Catanzaro, il
procuratore Chieco, nel periodo in cui si sono svolte le indagini preliminari,
avrebbe espresso l’intenzione di acquistare un immobile all’interno del
villaggio, effettuando anche una visita nel cantiere della struttura.
Circostanza riscontrata in una relazione riservata inviata da Chieco al
procuratore generale di Potenza a seguito di un esposto anonimo presentato nei
suoi confronti.
Secondo i magistrati della Procura di Catanzaro, la condotta del procuratore
Chieco sarebbe stata finalizzata ad insabbiare l'inchiesta sulla realizzazione
del villaggio consentendo l'impunità dei soggetti coinvolti e lo sblocco del
finanziamento da parte del Cipe.
26/2/2007
NOTA di PAOLO URICCHIO, del 01.03.2007
SPERIAMO PROPRIO CHE NON SIA L'ENNESIMA E GRANDISSIMA "BOLLA DI SAPONE" ITALIANA !
GLI ALTRI BENEFICIARI E COMPLICI ESECUTORI CHE OPERANO NEL SILENZIO ...
Ecc.
Tutta la storia di questa tragedia, in un prologo tre atti e un epilogo, dovuto alla decisione della famiglia URICCHIO di acquistare proprietà a POMARICO (Provincia di MATERA), Meridione d'ITALIA, per tornare nel paese NATIVO sul sito